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  La_Mia_Terra [ blog di analisi politiche al Governo e a tutti i Partiti di Destra, Centro e di Sinistra senza filtri e nessuna paura a riportare o scrivere cose "scomode" vicine al nostro pensiero politico. ]
         


13 gennaio 2011

L'ex Presidente Operaio

 


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24 dicembre 2010

Buon Natale a tutti!


Buon Natale a tutti!


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22 dicembre 2010

ANCORA SULLE ASSURDITA' DI FINI

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Non ho colpa se la mia attenzione su Fini persiste. Del resto, è lui che è voluto salire alla ribalta e non cessa di chiedere le luci tutte su di sé, come una primadonna.

Leggo:

“Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ribadito che non ha alcuna intenzione di dimettersi dalla sua carica. «Anche se fosse vero che il ruolo di presidente della Camera potrebbe essere un impaccio per un’attività propriamente politica, io ho il dovere di rispettare il mandato che mi è stato conferito»” Anche qui (“ho il dovere di rispettare in primo luogo il mandato che mi è stato conferito.”); e qui (“Anche se fosse vero che il ruolo di presidente della Camera potrebbe essere un impaccio per un’attività politica io ho il dovere di rispettare il mandato che mi è stato conferito”.)

“La solita barzelletta” risponde Fini alle battutacce del premier, ma questa di Fini non è una battutaccia, è un segno ulteriore di impazzimento istituzionale. Mi dispiace di non aver letto da parte di qualche politico di rango la risposta appropriata che merita.

Infatti, Fini non è stato eletto alla carica di presidente della Camera né dal Volto Santo (il “Re dei Lucchesi”) né su indicazione dei cittadini (come è accaduto a Berlusconi), bensì dalla maggioranza parlamentare, composta da Pdl e Lega Nord.

“Il leader di An è il primo esponente della destra postfascista a ricoprire la terza carica dello Stato. Al quarto scrutinio ha raccolto 335 voti, le opposizioni hanno votato scheda bianca.” (Qui). I votanti erano 611 (qui).

La domanda è: Chi ha conferito il mandato a Fini? Non certo l’opposizione che non l’ha votato. Dunque il mandato glielo ha conferito la maggioranza. Ed oggi la maggioranza chiede a gran voce le sue dimissioni. Non solo, ma dopo il voto di fiducia al governo del 14 dicembre scorso, la maggioranza, mentre Fini si apprestava a lasciare l’aula di Montecitorio, lo ha apertamente insultato e denigrato per la sua ostinazione a non volersi dimettere.
Di nuovo, perciò, assistiamo ad una dichiarazione di Fini che fa il paio con quella che rilasciò sul caso Montecarlo, quando promise di dimettersi eccetera eccetera.

Anche ora, proprio alla luce della sua ultima dichiarazione, dovrebbe sentire il dovere di dimettersi. Ma ancora una volta quello che Fini sottintende con la sua dichiarazione è ben altra cosa. Ossia: lui delle Istituzioni non sa cosa farne. Le prende solo a pedate.

C’è comunque il fatto nuovo segnato dall’intervento di Napolitano dell’altro giorno. Praticamente un altolà a Fini e ai suoi. Per garantire la governabilità bisogna mettere da parte gli arrembaggi pirateschi a cui i finiani ci hanno abituato. Sembra che Fini lo abbia inteso e, cosa davvero stupefacente (ha già dimenticato che presentò la mozione di sfiducia per far cadere il governo?), comincia a credere che la legislatura possa giungere al termine.
Non è certo una conversione (non ci si deve mai fidare di Fini). Ma una sua necessità. Infatti, solo così può sperare di mantenere la poltrona.

Tuttavia, sulla durata delle legislatura si addensano già le prime nubi, vista la guerriglia che si è scatenata ieri al Senato sulla riforma universitaria.
È bene perciò che i motori della competizione elettorale rimangano accesi.

dal blog : www.bartolomeodimonaco.it


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20 dicembre 2010

LA PEGGIO GIOVENTU'

Eccolo qua, il nuovo nemico pubblico, Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl ha detto che al posto della pacca sulla spalla e delle scarcerazioni automatiche per i teppisti, ci vuole legge e ordine. Bisogna isolare i violenti e metterli in sicurezza prima delle manifestazioni. Al netto del modo un po’ ruspante con il quale Gasparri mette giù le sue proposte politiche, credo che il capogruppo del Pdl abbia ragione. Siamo circondati da un’aria torbida, cattiva e sinistra e i miei cronisti in questi giorni mi hanno riferito cose che spero non si realizzino. Il tam tam dell’antagonismo e dello sfascismo parla chiaro: mercoledì la Peggio Gioventù vuole mettere a soqquadro Roma e già da oggi promette un antipasto di quel che sarà. Agli studenti pacifici e in buona fede il diritto di manifestare deve essere garantito, ma più osservo i fatti e più sono convinto che sia arrivato il momento della linea dura. Guardate la foto che pubblichiamo qui a fianco. Per i redattori del mio giornale non ci sono dubbi: è un volantino distribuito in piazza nei giorni degli scontri e la giovinetta sorridente sotto l’ascella cela una pistola. Forse qui a Il Tempo ci vediamo tutti male, ma sfido i lettori a vedere qualcos’altro. Mi auguro che almeno sia caricata ad acqua e che sia una goliardata, ma in ogni caso, il segnale è inquietante.

Quando i cronisti Fabio di Chio e Augusto Parboni mi hanno mostrato il volantino e informato delle intenzioni dei descamisados fuori corso, ho realizzato che tutti i discorsi degli intelligentoni sono fuori tempo massimo. C’è un treno carico di materiale che scotta in corsa. Bisogna fermarlo. I disordini, gli incidenti, gli scontri drammatici di qualche giorno fa sono solo il primo piatto di un pranzo indigesto. Ho letto in questi giorni articoli pieni di comprensione per «i ragazzi», editoriali colmi di buonismo e sociologia da quattro soldi. Sono pericolosi. Innescano una reazione di solidarietà, danno ai violenti la giustificazione per colpire e sentirsi parte di un progetto per un radioso avvenire. Attenti, cari chierici in servizio permanente effettivo, questo non è il Sessantotto, siamo di fronte a qualcosa che non ha progetto politico e rispetto al passato ha a disposizione strumenti ancor più letali.

C’è la Rete, con la sua comunicazione in tempo reale, i suoi slogan, le sue parole d’ordine e la sua capacità di mobilitazione. Muovere masse di violenti, di ingenui pronti a immolarsi per una causa sbagliata, è facile. Non siamo nell’era della clandestinità, ma dello scambio di informazioni in chiaro, in real time, della sfida aperta, della violenza dichiarata, cercata e sbattuta in faccia al mondo, possibilmente in diretta. Quel che sta accadendo nelle università e nelle fabbriche dovrebbe preoccupare tutti e invece stiamo assistendo a una folle gara alla giustificazione del peggio e alla mistificazione della realtà contemporanea. Il fallimento del nostro sistema educativo è totale, è plasticamente rappresentato dalla piazza sbavante di giovani che imbracciano spranghe e tirano sanpietrini. Una parte di loro ha la testa completamente vuota, ma le mani sono armate. Sono là perché vogliono pestare lo sbirro, odiano lo Stato, desiderano lo scontro fisico. Questo fallimento è, prima di tutto, delle famiglie e poi della scuola che ha dimenticato una materia fondamentale: l’educazione civica. Invece di alzare il sopracciglio e impartire lezioni dal salotto, l’intellighentsia di questo Paese dovrebbe fare lo sforzo di ascoltare e leggere cosa si dice nelle università. Scoprirebbero un mondo intriso di fanatismo e una nuova ideologia che sogna il rovesciamento del governo con la piazza.

Sono «contro» tutto», perfino contro Roberto Saviano. Parte di questo movimento estremista viene da sinistra, ma si salda con il magma del mondo degli ultras da stadio, con gli sbandati delle aree metropolitane, con la pura delinquenza il cui unico fine è il caos. Gasparri è il nuovo nemico pubblico e una massa di sfascisti è l’emblema della democrazia. Questo è il risultato del dibattito politico italiano. Fa orrore. Dei fatti, quelli che Il Tempo pubblica da giorni non gliene importa niente a nessuno. Un ragazzo ha rischiato di essere ammazzato con un colpo di casco in faccia e sapete perché? Secondo le direttive dei compagni non doveva lanciare arance ma pietre contro i poliziotti. É stato «punito» da un suo compagno di lotta. Sono sballati che ballano la danza della morte.

dal blog di:mariosechi.it




14 dicembre 2010

FLI...FLI!!


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14 dicembre 2010

SFASCISTA SFASCIATO


Oggi la politica si è schiantata contro il muro del vicolo cieco in cui Fini, Bocchino e compagnia l'hanno cacciata a velocità folle negli ultimi 8 mesi. Ne usciamo tutti male: il paese ha un governo con una maggioranza risicata, gli scenari futuri sono incertissimi, politicamente ci sono ben pochi motivi per esultare, ma sono tutte cose che sapevamo anche ieri.
La novità di oggi è un'altra: è l'immagine di Fini che, in veste di Presidente della Camera, è costretto a certificare a reti unificate la sconfitta della sua campagna per l'abbattimento di Berlusconi e l'instaurazione di una dittatura delle minoranza nel controdestra. Da conservare nell'album dei ricordi.

Che Fini rientrasse nella categoria degli "incapaci di fare" lo pensavamo in molti, da oggi lo iscriviamo d'ufficio anche in quella degli incapaci di disfare. Quindi non chiametelo più disfattista, nei fatti lo sopravvalutate.

Da domani ricominciamo a pensare al futuro, che non è né roseo né facile. Oggi ci godiamo il momento. Ce lo meritiamo.


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7 dicembre 2010

LA FASE NUOVA

 


 

 
Fini vuole una fase nuova. Casini vuole una fase nuova. Rutelli vuole una fase nuova. Bersani vuole una fase nuova.
La Fase Nuova è sulla bocca di tutti, qualcuno ha capito cos’è?
I soggetti citati sopra hanno idee diverse e nemmeno molto chiare su cosa debba essere  questa “fase nuova”, quindi si guardano bene dalloDAL BLOG: scendere nei dettagli quando la chiedono tutti in coro. 
Ma una cosa l’abbiamo capita: “fase nuova” vuol dire che Berlusconi deve eclissarsi e lasciare i posti al sole agli altri, deve fare un viaggio senza ritorno sul lato oscuro della luna (politica).
Insomma, la “fase nuova” non si sa cos’è, ma inizia certamente con il “passo indietro”, anticamera al riassorbimento dell’anomalia berlusconiana da parte del fronte della "responsabilità nazionale".
Ma questa anomalia,  malgrado l’inadeguatezza di certe sue espressioni, resta l’unica speranza di cambiare qualcosa nel paese della mediazione continua, del “tavolo” permanente in cui a fatica si riescono a spostare gli “zero-virgola” da una colonna all’altra, del compromesso al mAssimo ribasso sempre e comunque perché è l’unico modo per accontentare tutti o quasi. Un classico caso di dittatura delle minoranze, che è poi quello che diventerebbe anche la coalizione di centrodestra se a Fini e Casini fosse concesso di entrare nel governo da una posizione di forza, cioè dopo aver accompagnato Berlusconi all’uscita che dà sui giardinetti.
Ma poi i terzopolisti sono davvero sicuri di vincere in aula? I quotidiani inviti a Berlusconi a dimettersi prima del 14 fanno assomigliare la tanto sbandierata “quota 317” al classico bluff di chi cerca di indurre l'avversario a passare la mano facendogli credere di avere una scala reale. Non dico che abbiano solo una doppia coppia, ma occorrerà scoprire le carte in aula per vedere chi ha la mano più alta. Oggi nessuno è sicuro di vincere.
E non tutte le vittorie sono uguali. I finiani conoscono il rischio a cui vanno incontro interrompendo traumaticamente la vita del governo con un voto di sfiducia. Vogliono far fuori Berlusconi (è la sola cosa davvero chiara e per questo Berlusconi non se ne può fidare), ma vorrebbero farlo senza sporcarsi le mani davanti all'opinione pubblica di centrodestra. Perché far loro questo favore?
“Fiducia o elezioni” è un mantra rischioso, ma come minimo può far tremare un po’ i polsi a quei terzopolisti poco avvezzi alla prima linea, c’è ancora una settimana di tempo per vedere come si muovono. Il “passo indietro” adesso, senza che sia chiaro cosa succede dopo, vuol dire infilare il collo nel cappio. Finché la crisi resta al buio non se ne parla nemmeno.
E allora? E allora meglio rischiare. Perché, se anche in FLI e nell'UdC ci fosse qualcosa di buono,  questo buono non lo incarnano certo i rispettivi leader e sono loro che uscirebbero rafforzati da un'uscita di scena di Berlusconi. Vogliamo ritrovarci uno di questi signori a guidare il centrodestra alle prossime elezioni?
Certo, rischio vuol dire anche inquietudine. Ma non si alza bandiera bianca solo per vivere più tranquilli.

Dal blog: Food For Thought


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6 dicembre 2010

IRRESPONSABILI

Se un esperto di questioni economiche, neutrale, magari non italiano, venisse in Italia a prendere atto delle condizioni della nostra economia, informatosi sul clima politico interno, sorriderebbe. Con ironia anglosassone gli sfuggirebbe quell’espressione molto consueta fuori d’Italia: “Italians!”, che sintetizza le nostre contraddizioni. Chiederebbe poi divertito se il circo dei pazzi avesse, per caso, messo le tende sulla Penisola.
Dopo l’attimo d’ironia, richiesto di esprimersi nel merito, con la serietà per la delicatezza dell’argomento, avrebbe detto che l’Italia è un Paese che non smette mai di sorprendere. Nel bene e nel male. Un’Italia che, nel giro di attimi, sa essere lucida e folle. Prima dimostra, in economia, in una congiuntura molto difficile e pericolosa, come quella della recente crisi mondiale dei mercati, d’essere un grande Paese, con tanta inventiva, con molto carattere e con tanta caparbia volontà di risollevarsi. Subito dopo, invece, alla responsabilità l’Italia fa seguire segnali d’instabilità, e mostra tanto pressapochismo incosciente nel voler aprire una crisi politica al buio, in un momento, invece, in cui apparirebbero più auspicabili la coesione e la responsabilità per favorire la ripartenza.
Prima le lodi a Tremonti per il rigore e la fermezza delle misure adottate, rivelatesi assolutamente vincenti in un Paese gravato da un massiccio debito pubblico, poi le perplessità per la linea delle opposizioni e di parte delle rappresentanze sociali, alle quali si sono associate anche alcune frange della maggioranza, di opporsi al contenimento della spesa, se non persino di pensare ad allargarla.
L’osservatore neutrale avrebbe anche attestato che, all’estero, il nostro Ministro dell’economia è molto stimato e avrebbe osservato come il Ministro abbia contribuito, nei due anni trascorsi, a rilanciare l’immagine dell’Italia fino a farne una protagonista di rilievo sulla scena internazionale e nei vertici tra le più importanti economie industriali della Terra. L’Italia con Berlusconi, Frattini e Tremonti è diventata partner ambito e rispettato dalle grandi potenze, cosa mai accaduta in passato, ed interagisce, in modo credibile e corretto, con tutti i Paesi del mondo, ricevendone, oltre al rispetto, anche i vantaggi di una rete di opportunità nella reciproca collaborazione commerciale.  
L'economista avrebbe rilevato, invece, come negativo l’atteggiamento “sfascista” delle opposizioni che, a differenza di ciò che era accaduto negli altri paesi dove, per l’interesse comune, tutte le forze politiche di maggioranza e di minoranza si erano riunite attorno alle misure di contenimento e di cautela, in Italia si erano, al contrario, impegnate a seminare panico. La sfiducia e l’allarmismo, infatti, sono in assoluto i nemici peggiori da battere quando c’è recessione economica.
Fin qui l’osservatore, ma anche a noi è apparsa strana e anacronistica un’opposizione che si richiama ai valori del lavoro e degli impegni sociali e che è, invece, impegnata solo a ostacolare gli sforzi del Governo, anche a dispetto degli interessi di tutti, di ricchi e poveri, di giovani e anziani. In nessun paese democratico le opposizioni assumono atteggiamenti così sfascisti, mostrando così cinico disinteresse per le conseguenze sociali e per le ricadute sull’occupazione e sui giovani. Una follia della sinistra italiana, ma anche di altri nuovi avventurieri che, anch’essi privi di scrupoli, si sono aggiunti per strada.
Esistono, e sono legittime, le differenze politiche tra i modi di pensare allo sviluppo di un Paese. Ogni partito ha le sue strategie e i propri modelli da proporre. Noi pensiamo che alcuni siano farlocchi e che abbiano invece uno sguardo al presente e, in particolare, alle ambizioni dei loro protagonisti. Adattare le scelte politiche alle proprie ambizioni, però, non è un esempio di buon intuito politico, né di grande profilo etico: è un metodo da prima repubblica; un espediente da degenerazione partitocratica; un evidente sintomo di supponenza e di arroganza. Il tentativo di ribaltare le scelte degli elettori innesca una pericolosa deriva autoritaria ed è, allo stesso tempo, sintomo di scarso interesse per il Paese, soprattutto perché una crisi politica oggi è assolutamente da irresponsabili.
 
dal blog di Vito Schepisi - Il Liberto Pensiero




2 dicembre 2010

CAMERA CHIUSA

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In un momento di crisi della politica e di crisi economica mondiale, la Camera dei Deputati decide di chiudere per una decina di giorni perchè nessuno, a partire da chi la presiede, sa bene cosa fare. Segno che le Istituzioni della nostra Repubblica sono obsolete e che le Riforme Costituzionali non sono più rinviabili…

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Al Governo del fare si contrappone una Camera neanche del disfare, ma del non fare proprio niente. Che è anche peggio. Vista la Guerra che c’è tra i vari gruppi politici di Maggioranza e di Opposizione, tra di loro ed al loro interno si decide, saggiamente, di chiudere baracca per almeno dieci giorni per far sbollire un pò gli animi. Ex-Maggioranza d’accordo, Opposizione che fa finta di protestare, come capita spesso. Tutto bene, anche se non è una bella immagine quella mostrata al Paese. Perchè, viene spontaneo chiedersi, “ma se in un momento così particolare per la Politica e per l’Economia mondiale la Camera dei Deputati può permettersi di chiudere per una decina di giorni, a cosa serve”?

E’ evidente il tentativo del Governo di darsi una immagine fattiva. A ciò si risponde con una palese dimostrazione di inutilità della Camera dei Deputati e solo per ragioni meramente tattiche, che riguardano i Politici, tutti, non il Paese che dovrebbero servire. Visti i danni che stanno combinando alcuni Parlamentari forse è meglio così, ma è una dimostrazione di inutilità che non passa inosservata. Le nostre Istituzioni sono obsolete, bizantine, e spesso sono di intralcio all’azione dei Governi. Le riforme costituzionali non sembrano più rinviabili, ed infatti in Parlamento la priorità pare sia diventata la Legge Elettorale. Altra dimostrazione di autoreferenzialità e di menefreghismo. Oramai il Parlamento, ed in particolare la rissosa Camera, a partire da chi indegnamente la presiede, è una Istituzione lenta, macchinosa e politicizzata, non politica, nel senso che assistiamo a tattiche e giochetti di Palazzo non per servire i propri ideali ma per favorire la propria piccola lobby. A costo di far cambiare una parola, una virgola ad una legge per poter dire di essere stati determinanti. A costo di votare emendamenti che rischiano di snaturare una Legge che magari si è contribuito a scrivere.

Tutto ciò non fa altro che allontanare sempre di più la gente dalle Istituzioni. Nessuna azienda chiude per dieci giorni perchè non sa come affrontare una crisi. Nessuna famiglia di fronte ad una difficoltà se ne va in vacanza. Il nostro Parlamento invece può permettersi di farlo, semplicemente perchè non sa bene cosa fare, non sa bene come tutelare i propri interessi. Le urne non saranno una soluzione, ma almeno per noi una soddisfazione, una occasione per mandarli a quel Paese…

dal blog: La Torre Normanna


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26 novembre 2010

I RIBALTONISTI

25 Novembre 2010

FINI CASINI BERSANI.jpg

La temperatura si sta alzando. Pericolosamente. L’aria è quasi irrespirabile. Mercoledì e giovedì scorsi nell’aula della Camera dei deputati si respirava un’aria malsana. In effetti, come chiunque può constatare, nei palazzi della politica, ma anche nelle loro adiacenze, sta crescendo una tensione che non fa presagire nulla di buono.

A Montecitorio le provocazioni gratuite e volgari dell’Italia dei Valori si sono sommate alle imboscate di Futuro e libertà, mentre il Partito democratico ha fatto esibire alcuni dei suoi attori più consumati, da Fassino a Franceschini fino al segretario Bersani (reduce da una passeggiata spericolata sui tetti di non so quale stabile in segno di solidarietà con studenti irreggimentati e regolarmente tesserati) per protestare contro la riforma universitaria.

In un caos indescrivibile, nel quale alle sospensioni dei lavori parlamentari a sorpresa si sono succedute  richieste pittoresche di rinvio del provvedimento della Gelmini in Commissione e si è lavorato, piuttosto vilmente da chi ne aveva garantito l’approvazione, per affossarlo (non è detto che non riesca alla ripresa dei lavori parlamentari), alla Camera è andata in scena la prova generale di ciò che accadrà fino al 14 dicembre, giorno fatico per la legislatura, il governo, il centrodestra, il Paese. Tutti gli oppositori, uniti nel sacro vincolo dell’antiberlusconismo, alzeranno il tiro fino a far precipitare le cose oppure per precostituirsi l’alibi affinché non accada il peggio. E cioè che Napolitano prenda atto della situazione di ingovernabilità e di instabilità determinatasi e sia tentato di sciogliere il Parlamento.

La prospettiva getta nel panico tutti, tranne il Pdl e la Lega, com’è noto. Per questo si vuole arrivare da parte delle opposizioni al punto di rottura salvo fermarsi un minuto prima: lo scopo e chiedere al capo dello Stato, in cambio del ritorno alla normalità, di convincere  Berlusconi a rassegnare le dimissioni, a gettare la spugna, a farsi da parte. Poi, creare i presupposti per costituire un esecutivo di salute pubblica. Insomma, dare vita ad una complessa strategia finalizzata a prendere tempo per prepararsi alle elezioni nel 2012 o, dal momento che ci sono, addirittura alla scadenza naturale, quando, se le cose dovessero davvero andare così, di Berlusconi si potrebbero addirittura essere perdute le tracce. Insomma, gli sconfitti del 2008 sugli scudi, i vincitori nella polvere.

Il disegno è tutt’altro che fantasioso. Ci stanno lavorando tutti. E a tutti conviene, allo scopo di rottamare il centrodestra, di creare condizioni spaventose come quelle che stanno facendo capolino in questi giorni, strumentalizzando ogni cosa: studenti, rifiuti, criminalità, sfiducie pretestuose a ministri, mozioni contro la Rai e quant’altro può essere utile ad elevare il livello dello scontro. Mai, nella storia recente, abbiamo assistito ad una tale irresponsabile mobilitazione di rancori, odi, risentimenti, sciacallaggio politico e mediatico. La maggioranza non è alle corde, come in tanti desidererebbero, ma il pericolo che il cedimento possa verificarsi un momento all’altro non è fantasioso.

Opporsi a questa canaglieria non sarà facile nei prossimi venti giorni. Ma bisogna reggere l’onda d’urto innescata dagli irresponsabili odiatori in servizio permanente effettivo. E prepararsi per il dopo. Non credo che il governo andrà sotto, tanto alla Camera quanto al Senato. Ma che cosa se ne farà di una maggioranza aritmetica e non politica, soprattutto a Montecitorio, se non risolverà in radice la questione dell’autosufficienza dai finiani? Perciò, se il premier si accorgerà che l’escamotage per evitare il voto sta facendo breccia al Quirinale, sia lui a fare la mossa estrema e chieda con determinazione al capo dello Stato di mettere fine alla indecente manfrina; si appelli al popolo; spieghi alla nazione come si affossa una democrazia; mobiliti il centrodestra non soltanto a difesa delle ragioni dell’elettorato che corre il rischio di essere espropriato della vittoria, ma con un nuovo programma che mandi in crisi tutti coloro che gli hanno chiesto discontinuità, intorno al quale formare un nuovo consenso.

L’Italia che non è di sinistra, che non ha la bava alla bocca, che ritiene possibile un ritorno alla normalità senza forzare le regole, è ancora un’Italia vincente che non si riconosce nel dipietrismo e nel confusionismo che agita gli accattoni parcheggiati un po’ da tutte le parti nell’orto botanico della politica italiana. Questa Italia voleva e continua a pretendere di voler essere governata dallo  schieramento al quale aveva dato un ampio suffragio. Non credo  sia rassegnata ai colpi di Palazzo, alle congiure dei perdenti e a quelle degli iniziati ai nuovi riti partitocratici. Può ancora vincere, è maggioritaria. Per questo vogliono chiuderle la bocca. Ma non ci riusciranno. E soprattutto, gli estremisti di tutti i colori, temano l’ira dei buoni, potrebbe essere micidiale per i loro destini di usurpatori.


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